Che cos’è il Web 2.0

L’espressione “Web 2.0” apparve per la prima volta nel giugno 2004 come titolo di una conferenza organizzata da O’Reilly Media, noto editore statunitense di libri sulle tecnologie informatiche e le reti.

Il numero 2.0, aggiunto come fosse la seconda versione, aggiornata e migliorata di un software fu introdotto, come si disse allora, per indicare la “nuova onda” del Web, non più centrata sul browser, ma basata su un insieme più ampio di applicazioni software, che “rende possibile una nuova generazione di servizi e opportunità di business”.

Fonte: www.web2con.com 

 

Una definizione del Web 2.0

L’espressione Web 2.0 fa riferimento a comunità e servizi basati sul Web, ospitati in remoto e percepiti come di seconda generazione, che mirano a facilitare la collaborazione e condivisione fra utenti.

Anche se il termine suggerisce una nuova versione del World Wide Web, non si riferisce a un aggiornamento di specifiche tecniche, ma a cambiamenti nel modo in cui gli sviluppatori di software e gli utenti finali usano il Web come piattaforma.

 

Il Web come piattaforma

Il principio del Web come piattaforma, citato da Wikipedia, è il perno attorno a cui, in un articolo del 2005, Tim O’Reilly propose di far ruotare il concetto di Web 2.0, concetto che, come tutti quelli importanti, non ha confini rigidi, ma un’anima gravitazionale.

In informatica una piattaforma è un ambiente software o hardware di base, in cui uno o più programmi vanno in esecuzione: sono ad esempio piattaforme i sistemi operativi (e le relative macchine), per cui si parla di piattaforma Mac o piattaforma IBM.

Pensare il Web in questi termini vuol dire che, nel passaggio dal Web 1.0 al 2.0, gli sviluppatori progettano e gli utenti usano tecnologie web per compiti e funzioni che prima si basavano su altre piattaforme, il che comporta per gli utenti accedere sempre più spesso a software e dati che stanno in rete, mentre prima risiedevano sul Pc.

Differenza fra un servizio di posta elettronica che scarica le mail sul nostro Pc e uno che permette di archiviarle e gestirle via web sul server del fornitore di servizio: nel secondo caso siamo già nel Web 2.0, perché usiamo la rete per archiviare, organizzare e gestire i nostri dati senza occupare la memoria fisica locale.

Sempre più assidua presenza in rete

Sempre più assidua presenza sul Web degli utenti di computer, che usano la rete anche per accedere ai propri file personali e lavorarci sopra.

Convergenza dei media: sempre più assidua presenza sul Web degli utenti di telefoni cellulari, computer palmari, televisori casalinghi.

Il paragone del Web con il sistema operativo era già stato pensato diversi anni fa: lo stesso Netscape Navigator, primo browser grafico a diffusione di massa, ambiva a diventare una sorta di Webtop che progressivamente avrebbe dovuto sostituire il Desktop dei Pc.

 

Il Web come piattaforma

Il Web Come Piattaforma

È proprio attorno all’idea del Web come piattaforma che si sono sviluppati negli ultimi anni molti dei siti che abbiamo menzionato all’inizio, che hanno in comune il fatto di offrire servizi di archiviazione, gestione e condivisione in remoto dei propri file personali: filmati (Youtube), fotografie (Flickr), presentazioni slider (SlideShare.net), tutte queste cose assieme (Facebook e i blog).

 

Condivisione di dati e community

La prima conseguenza del fare in rete molte delle cose che prima si facevano in locale è poter condividere i risultati delle nostre azioni con persone che fanno altrettanto: gli utenti, mettendo pubblicamente a disposizione i loro dati e accedendo a loro volta a quelli altrui, entrano in relazione gli uni con (i simulacri in rete degli altri, e finiscono per aggregarsi in formazioni che in molti casi sono vere e proprie comunità.

Questo ha fatto sì che le cosiddette comunità virtuali (Rheingold 1993), nate con i BBS e i newsgroup di Usenet negli anni Settanta, siano oggi diventate un fenomeno di massa.

 

Il web 2.0 oggi è going social…

Facebook, YouTube, Wikipedia, Flickr, Friendfeed, Twitter, Anobii…

Ma soprattutto la cosiddetta blogosfera.

Un esempio: YouTube

È impossibile liquidare in breve l’insieme di regole che governano ciascun ambiente di comunicazione sul web 2.0.

YouTube fonde molti ambienti di comunicazione e molte pratiche, vecchie e nuove: Produzione video, Produzione di spot pubblicitari, Pratiche di copywriting (titolazione creativa), Pratiche di progettazione e scrittura dei testi che accompagnano i video, Pratiche di scambio nella e con la comunità di utenti.

 

Broadcasting

Il Web 1.0 si basava (e si basa tuttora) sul paradigma comunicativo del broadcasting, secondo il quale ci sono:

  1. Da un lato, una moltitudine di utenti che cercano informazioni (cose da sapere) o servizi (cose da fare).
  2. Dall’altro, aziende e istituzioni che non solo possiedono (o sanno come procurarsi) le informazioni e i servizi richiesti, ma hanno la competenza tecnica, specialistica, organizzativa e le risorse economiche per renderli disponibili in rete (a pagamento o gratuitamente, remunerandosi con mezzi indiretti come la pubblicità).

 

Comunicazione peer to peer

Comunicazione Peer To Peer Schema funzionale

Nel broadcasting c’è qualcuno che chiede (l’utente/client) e qualcuno che dà (il server) e i due ruoli sono asimmetrici (up il server, down l’utente) e non reversibili: un utente qualunque non s’improvvisa gestore e distributore di grosse quantità di dati.

In una relazione comunicativa peer to peer le persone hanno ruoli paritetici e interscambiabili, come nel modello prototipico della conversazione faccia a faccia fra due persone.

 

Retorica del peer to peer

  • Enfasi sulla presunta democrazia del Web 2.0.
  • Enfasi sull’intelligenza collettiva.
  • Enfasi sulla partecipazione, sul coinvolgimento “dal basso”, di tutti, nella rete.

 

Un mantra: la conversazione

Oggi si è diffuso e sempre più affermato ciò che già nel 1999 era stato anticipato dalle 95 tesi del Cluetrain Manifesto.

Sul web 2.0 si conversa.

  1. I mercati sono conversazioni.
  2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
  3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
  4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
  5. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
  6. Internet permette conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.


{2 commenti aggiungine uno tu! }


  • Antonella Lomuscio

    18 settembre 2016 alle 21:46

    cosa si vuole intendere con ‘Un mantra: la conversazione’ ?

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  • Igor Redaelli

    20 settembre 2016 alle 15:28

    “veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, ovvero una “espressione sacra”.
    by Wikipedia.

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Informazioni sull'Autore

Igor Redaelli

Il mio nome è Igor, sono uno studente di Elettronica ed Elettrotecnica e mi piace realizzare e sviluppare pagine Web in HTML, CSS e PHP.
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  • Utente igorredaelli.com

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